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OBESITA'
, ANORESSIA, BULIMIA: FACCE DIVERSE DI UN DISAGIO PSICOSOCIALE. COME
POSSONO I PENSIERI FAR INGRASSARE O DIMAGRIRE?
B.
Rossi e E. Coppola
Si
parla di obesità quando il sovrappeso supera di almeno il 20% il peso
normale. Nella società moderna è sempre più frequente vedere persone
che superano abbondantemente il loro peso forma, basti pensare agli Stati
Uniti, dove lo slogan "grasso è bello" fa da triste
consolazione a statistiche preoccupanti sulla diffusione del fenomeno.
Non si tratta infatti solamente di un problema estetico, ma piuttosto di
una vera e propria malattia, che se non viene curata può danneggiare
cuore, arterie (soprattutto cerebrali), fegato, articolazioni, sistema
endocrino e respiratorio. Le conseguenze sono pesanti: aumenta fino al 70%
rispetto alla popolazione normale, il rischio di contrarre malattie come
il diabete e la gotta, o di subire un infarto miocardico, di avere un
ictus cerebrale, o lesioni articolari per il sovraccarico di peso.
Ci rendiamo conto che queste notizie possono spaventare qualcuno, o
sembrare eccessive esagerazioni per altri. Non vogliamo fare né
allarmismo, né rovinare il sapore della cena al buongustaio, ma solo
evidenziare che l'obesità può diventare un problema serio. Purtroppo,
spesso trascuriamo ciò che sappiamo positivo e salutare per noi, e allo
stesso tempo non evitiamo le cattive abitudini.
Il paradosso è che coloro che dovrebbero maggiormente ridurre il loro
sovrappeso, cioè le donne in menopausa e gli uomini di età matura, non
se ne curano, considerandolo solo un inestetismo, mentre i giovani possono
problematizzare a tal punto la questione della loro immagine da farsene
un'ossessione. Iniziano così le "diete fai da te", con perdita
- aumento continuo di peso, cosa che aggrava il problema obesità su un
piano strutturale, con diminuzione della massa proteica.
Quali le cause?
Si tratta sicuramente di un fenomeno dove le cause genetiche ed ambientali
si intrecciano e si avvitano con modalità complesse, che coinvolgono
aspetti sociali, fattori familiari, abitudini di vita, motivazioni
psicologiche, stress situazionali, ecc.
Sul piano psicologico, va evidenziata la confusione tra bisogni diversi,
dove stanchezza, malessere ed altre esigenze vengono erroneamente sedate
con il cibo, come se l'alimentazione potesse soddisfare ogni bisogno.
Il cibo è associato infatti a sensazioni di sicurezza,
soddisfazione, amore e piacere.
Vanno ricordate le cattive abitudini familiari, per cui la madre impara a
rispondere col cibo ad ogni pianto del bambino. Oppure le reazioni
individuali agli stress, per cui mangiare può compensare una affettività
repressa, sostituire un'aggressività che non può essere espressa,
consolare le piccole delusioni, fino a placare l'angoscia o la
depressione.
Su un piano sociale, è interessante evidenziare le differenze tra diverse
culture.
Se pensiamo alle civiltà orientali, storicamente sottoposte a lunghi
periodi di povertà e carestia, possiamo trovare come perfetta
rappresentazione del benessere e della felicità immagini come quella del
Buddha, col suo aspetto solido e solenne. Al contrario, nella società
occidentale, caratterizzata dall'abbondanza e dalla ricchezza di ogni
bene, l'immagine della perfezione è associata alla magrezza, che contiene
messaggi fuorvianti e ambigui, quali l'invito all'anoressia.
Il Buddha, inoltre, è una trasfigurazione positiva della religione,
"un grasso dell'animo", mentre il magro del corpo nella nostra
società laica d'oggi è privo di connotazioni valoriali.
Fino al dopo guerra il magro e il grasso avevano però significati diversi
anche nel nostro vivere quotidiano: l'abbondanza era associata a un vero
benessere, in contrasto con la fame sofferta negli anni precedenti. La
modernizzazione nella nostra società ha portato ad abitudini nocive e
talvolta autolesive.
La terapia, viste le cause multifattoriali, deve prevedere un trattamento
multidisciplinare integrato, includendo un dietologo, uno psicoterapeuta,
un medico, nonché un aumento dell'attività fisica. La terapia
farmacologica può essere un aiuto temporaneo, un facilitatore, che certo
non può cambiare le abitudini e i "pensieri" che fanno
ingrassare.
Va segnalato inoltre l'importanza di un'attività di terapia gruppale, che
permette ai singoli di confrontarsi con altre persone aventi lo stesso
problema, e che può dare un sostegno al progetto individuale, alleviando
il peso dei sensi di colpa e l'ansia connessa al difficile compito di
modificare abitudini amate/odiate.
Un compito difficile ma possibile.
QUANDO
LA TAVOLA DIVENTA UNA TRINCEA: L'ANORESSIA
B.
Rossi e E. Coppola
"
Ho iniziato a dimagrire, poi ho visto che era facile, che ci riuscivo e ho
continuato. Sono arrivata a pesare 35 kg., e stavo bene…. Io non me ne
rendevo conto, ma ho rischiato di perdere il mio ragazzo, che per me era
importante. Lui diceva che ero troppo magra, che stavo male. E' allora
che ho deciso di farmi curare. "
Peccato che non sia ancora consapevole che stava per perdere la vita!
E' una delle tante storie di ragazze che sta cercando di uscire dal tunnel
dell'anoressia, una malattia di cui si parla tanto al giorno d'oggi.
Una malattia moderna tra l'altro, influenzata dai mass media, che
propongono un'immagine di ragazza sempre giovane, magra, bellissima e
affascinante.
Una malattia della nostra società, inoltre, perché in Africa o in Asia,
ad esempio, è troppo magro chi non ha da mangiare, richiamando così
l'idea della morte.
Un'immagine sconcertante quindi quella dell'anoressica, che rimanda a vari
conflitti e contraddizioni difficili da conciliare e talora impossibili,
nonché ad un'origine che si perde nella notte dei tempi, nell'origine
della giovinezza.
Quel che si vede di lei è il conflitto che si gioca sul tavolo della
cucina, divenuto trincea, per un chicco di riso. In gioco c'è ben altro,
che non si vede. Il risultato della lotta clandestina è un corpo vuoto,
piatto, senza forme e senza emozioni, ma che si espande terribilmente
nello specchio interno deformante, diventando un corpo troppo vasto per i
parametri soggettivi. La magrezza non è mai "sufficientemente
adeguata" alle aspettative di chi ha questo problema, non basta mai.
"Sono troppo grassa!", "guarda che pancia che ho!",
"come mi tira la pancia!" sono i commenti delle ragazze
anoressiche di fronte a un corpo visibilmente ormai appiattito. Inutili
sono anche i commenti abituali che si fanno: "ma dov'è la pancia,
che non si vede?!", affermazioni che vengono vissute come formali,
come un gesto di convenienza senza grandi significati.
L'unica emozione che esce è la rabbia, ma senza la possibilità di capire
ciò che fa davvero arrabbiare, che resta misterioso.
Per ragazze che non hanno una chiara immagine di sé, l'immagine proposta
dai mass media diventa uno scenario importante, che sembra vincente: la
conquista di un corpo splendidamente magro che diventa però una larva.
Il cibo viene così sacrificato per uscire da una situazione di impotenza
con un senso eroico di vittoria. Ma l'anoressia finisce per rendere
passivi, impotenti e colpevoli gli altri.
Il conflitto invisibile che si gioca dentro di lei infatti è un conflitto
educativo, tra genitori / coi genitori / dei genitori coi nonni / del
senso delle regole / tra dovere e piacere, lasciando segreto il luogo dei
desideri e della sofferenza.
Non ci sono nelle ragazze/i anoressiche sogni, desideri, speranze proprie,
se non i sogni e le speranze prese a prestito dagli altri.
E' importante sapere che questo problema va curato, che non va lasciato
morire. L'anoressica, con questo suo corpo asciutto segnala una grande
solitaria sofferenza, che può comunicare solo tramite il corpo, potendo
esplicitare solo il suo desiderio di compiacere gli altri.
Tutti hanno il diritto al benessere della psiche e del corpo.
Ricordiamo a questo proposito che in trincea ci sono già professionisti
che insieme ai genitori stanno affrontando il problema.
Un percorso già presente, in particolare è il gruppo DCA di Reggio
Emilia.
Essendo un problema complesso, quello dell'anoressia, può essere risolto
solo se affrontato nella sua complessità. E' per questo che i genitori
vengono invitati a partecipare ad un gruppo di lavoro, parallelo al gruppo
terapeutico delle ragazze/i anoressiche, e/o alla psicoterapia
individuale.
La terapia non può che essere integrata, tra medico e psicologo, tra
farmaci e lavoro psicologico, tra mente e corpo, tra ambiente interno ed
esterno.
Tutto è finalizzato a una rinascita dell'uno e dell'altro, mente e corpo,
in un sé completo.
Restiamo comunque disponibili a riparlarne.
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